Ci sono luoghi dove la fragilità sembra avere l’ultima parola, e questo a volte accade tra le stanze di un Hospice. Eppure proprio lì puo’ accadere qualcosa di straordinario, quando la bellezza torna ad essere presenza viva, gesto d’amore, segno di dignità. Nella realtà dell’Hospice dell’Area Nord dell’ASL di Reggio Emilia, grazie al progetto di volontariato chiamato Sala Benessere, un’estetista e un parrucchiere offrono il proprio contributo settimanale a favore dei pazienti ricoverati e dei loro familiari. Può apparire un piccolo dettaglio, ma in realtà è un grande atto di cura, non solo del corpo, ma dell’anima: Nel percorso di malattia, soprattutto quando la guarigione non appare più come l’obiettivo principale, può nascere la sensazione di perdersi, di non riconoscersi più. Guardarsi allo specchio, ritrovare un volto curato, una messa in piega giusta, una manicure ordinata significa ritrovare se stessi. Prendersi cura del proprio aspetto non è vanità: è resilienza, è gentilezza, responsabilità e consapevolezza personale. Coltivare piccoli gesti quotidiani ci ricorda chi siamo e cosa conta davvero. Monica coordina la Sala Benessere, regalando una presenza e una gentilezza fatte di colori, profumi e piccoli strumenti d lavoro. Non serve molto: qualche smalto, una crema profumata, spazzola e phon.. Ma dietro ogni gesto semplice si nasconde qualcosa di profondo, proprio come quella bellezza unica di ognuno di noi, che non finisce, ma continua a fiorire anche nel dolore. “A noi è sembrato necessario creare un contatto diverso – dice Monica – un tocco e una carezza che si occupassero del paziente in un altro modo. Nessun gesto legato a tubi, flebo o medicine, ma un gesto che potesse restituire umanità, che potesse permettere di riconoscersi allo specchio, di sentirsi di nuovo “persone” e non pazienti. Nei nostri incontri, cerchiamo di ricreare l’atmosfera leggera di un salone di bellezza, dove si chiacchiera, si ascolta, si ricordano i bei tempi andati, magari con una musica di sottofondo, spesso con le note del valzer. Accogliamo i pazienti e, con le nostre mani, ci prendiamo cura dei loro corpi, della loro pelle, dei loro capelli, con affetto e rispetto, accogliendo la loro fragilità. Cerchiamo di lenire con dolcezza i loro tormenti, facendoli sentire bene e in ordine, di nuovo padroni della propria bellezza e di se stessi. Le nostre mani diventano strumenti di cura, di gentilezza, di presenza” Ascoltando Monica si capisce come la cura estetica possa diventare relazione, ascolto e presenza. La gentilezza verso se stessi e verso chi ci sta accanto puo’ trasformare il modo in cui affrontiamo le difficoltà, aiutandoci a scegliere come esserci e come coltivare la nostra dignità, anche quando tutto quello che c’e’ intorno non si puo’ cambiare. A volte anche i familiari partecipano ai momenti della Sala Benessere, concedendosi un piccolo spazio di respiro accanto ai propri cari. E’ un tempo di condivisione e di sollievo che restituisce leggerezza in un cammino difficile, di dolore molto spesso trattenuto. In questi gesti semplici, in un sorriso ritrovato e riflesso in uno specchio, la bellezza diventa un ponte silenzioso tra chi cura e chi accompagna Perche’ “quando sembra che non ci sia più niente da fare, si può fare ancora molto” 💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖💖 Un progetto di Umanità: L’iniziativa nasce dall’impegno di volontari e professionisti del benessere, che collaborano con l’Hospice, offrendo momenti di normalità e attenzione alla persona. Un progetto semplice, ma capace di ricordarci che la cura di sé e degli altri è un gesto potente, che insegna a vivere come presenza e forza interiore. #Benessere Emotivo #Relazione di aiuto #Umanizzazione della cura #Presenza Ascolto e Benessere