A volte, si gioca tutto in un'istante. L'istante della distrazione? Ah, no, quelli capitano. Nella velocità di una discesa poi... Quando rigiro la testa in avanti la vedo la buca, provo anche a spostare il manubrio, ma la bici - una bici da donna, presa su per caso, non la mia - gira troppo bruscamente rispetto a quello che volevo, si intraversa e si pianta. Mi proietta in avanti e cado di faccia sulla ghiaia. Allora è l'istante dell'impatto, che conta? No, perché per me non esiste. La mia autoconsapevolezza si oscura per un attimo, a causa della botta al cranio o perché il corpo la lascia indietro per "fare lui" che non c'è tempo di pensarci, chissà. Fatto sta che poi, dopo quel quarto di secondo di buio, la consapevolezza ritorna. E vuole ricostruire la narrazione. Vuole sapere dove si trova, cosa "sta succedendo", ecc... quello di cui si occupa continuamente. Ero in bici, ho visto la buca e poi... cioè "ora" dove sono? E come si collega prima ad ora? Parte il "checkup" dei sistemi: non sono in piedi, sono sdraiato, supino, non proprio in posizione comoda, ma... dove sono le gambe? Dove sono girato io? Ok, senzazione di qualcosa di sgradevole in bocca, sputare. Quindi questa è la faccia, il davanti è questo, il retro questo. Verde di prato fiorito. Il "su" è ovviamente la testa e sono inclinato sbagliato, le gambe stanno dietro. Eccolo, è ora! Appena si sta per definire il quadro, l'idea di me, ora qui si gioca tutto! E' qui che si sceglie la narrazione. E' qui che si sceglie come andrà avanti. Mentre la lingua continua a spingere fuori sassi: oddio ho perso un dente oppure ehi, ho ancora 35 denti, poteva andare peggio! Mentre le gambe provano a riportarsi in posizione comoda per alzarsi, e sono impedite dalla bici inforcata: merda, sono caduto oppure wow, le gambe funzionano ancora Mentre si muove il torso e si muovono le mani, lanciando fitte di dolore da: spalla, gomito, polso, dito indice sinistro, tutta la mano destra e soprattutto le ossa della mascella del cranio: ahhhh, che dolore insopportabile oppure ehi, funziona, quasi tutto... gli occhi ci vedono, le mani fanno quello che gli dico, le gambe pure... Mentre arriva il sapore del sangue, e il collo s'inclina (ahhh altro dolore) per guardarsi e si trova sangue che cola, sulle mani, sul naso... ohhssignore!!! sono ferito oppure non sembra tantissimo, cerchiamo la fonte... Mentre tocco con la mano il mento e sento che c'è qualcosa di sbagliato, che il mento non è tondo come al solito, ma ci sono due lembi di carne (e quindi un profondo taglio) e mentre sopra penzola qualcosa che è un pezzo di labbro rotto mi sono sfregiato! sono deforme! Stavolta mi sono fregato completamente! Che stupido idiota! oppure ok, trovato il taglio, eh, speriamo di poter tamponare... la bocca dentro sembra a posto, respiro... dovrebbe essere possibile mettersi in piedi E avanti così, con valutazioni simili, tutte più o meno in quello stesso istante. Ma è solo lì che si sceglie "da che parte stare", che "storia" narrare. Il resto è come "io" agisco nel mondo esterno che è sempre la fuori: spingere la bici fino a casa degli amici, farmi portare in pronto soccorso, aspettare e pazientare mentre mi puliscono e danno punti (e provare una profonda gratitudine per l'importantissimo lavoro di queste persone) e poi reimparare alcune cose base, tipo come trattenere la saliva in bocca e non sbavare, e tante altre cose a cui non avevo mai pensato. E anche adesso, verso la conclusione, potrei dirmi che non è un grande "articolo" e "chissà a chi interessa", ma la cosa che mi viene spontaneamente da pensare è che questo articolo l'ho scritto io, seduto davanti allo schermo del mio computer senza sentire troppo dolore, l'ho scritto facendo muovere le mani sui tasti della tastiera, spostando lo sguardo tra le righe.... E' andata davvero bene!