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La decima tappa e mezzo: la pausa tecnica

Una tappa poco nota del Viaggio dell'Eroe, la sosta in autogrill e l'archetipo guida di questa tappa: il camionista.
05/05/2026 • Miles Velain
La decima tappa e mezzo: la pausa tecnica

C'è una tappa un po' in ombra e poco narrata de "Il viaggio dell'eroe".  Ai tempi della formulazione originale, epico / classica, del signor Giuseppe Campanaccio (traduzione automatica di Joseph Campbell, 1949) semplicemente si dava per scontata, non c'era bisogno di scriverne. Ai tempi della ri-formulazione più moderna, hollywoodiana, del sig. Vogler (Christopher, 1992) sembrava poco "cinematografica"; eppure è una parte importante senza quale il viaggio non potrebbe compiersi. Ci si riferisce alla "pausa tecnica" o "sosta in autogrill" o come altro l'immaginario di riferimento del lettore/lettrice la voglia definire.  Quella pausa che non vorresti fare ma che ti tocca perché ti scappa tantissimo. Oppure perché i bambini ripetono da 40 minuti ininterrottamente ad intervalli di 15 secondi "quando arriviamo" ed è l'unico modo per non commettere una strage. Quel momento in cui la strada dritta con le sue linee continue e tratteggiate ha un richiamo ipnotico che porta il tuo collo a piegarsi e i tuoi occhi a chiudersi e... sveglia! Ti serve una pausa!  Ecco il messaggio implicito in questa tappa: anche a te, l'eroe/eroina serve una pausa.  E' il viaggio dell'eroe, sì, e tu sei l'eroe/eroina, forte, fica, sicura di sé, pronta a tutto ma... non onnipotente. Non "immateriale". Sei fatta di carne di ossa, di liquidi, muscoli, sostanze chimiche, neuroni e tutta una serie di equilibri biologici che devi rispettare. Non puoi essere chi sei chiamata(o) ad essere senza rispettare chi sei.  Il Viaggio è fatto apposta per andare oltre i tuoi limiti, certo, ma non oltre i tuoi "confini". E' un viaggio per diventare TE, non per diventare "qualcun altro". Se sei occidentale sarai sicuramente votata(o) all'obbiettivo: devo andare là. Ma ricordati che la parte importante non è che tu "arrivi là", ma COME tu arrivi là. Perché il vero viaggio è verso te stesso(a).  Magari non è il "posto incantevole" che ti sarebbe piaciuto, magari è appena passata una gita di tifosi olandesi in libertà, o magari c'è coda e puzza e... magari pagare un panino di plastica & cartone come un piatto gourmet non è il massimo ma... A volte serve anche quello. La necessità impone di non essere troppo schizzinosi. Serve ricordarsi che siamo esseri limitati. Serve ricordarsi che non tutto può andare come vogliamo. In questa decima tappa e mezza c'è un arcano (ricordiamo - per non ha familiarità - che la psicologia junghiana associa ad ogni tappa uno o più "archetipi" o "energie interiori e universali") con cui spesso si entra in contatto e che - anch'esso - soffre dello stesso sfortunato snobbismo della tappa stessa. E' l'archetipo del camionista. O se preferite una versione più epica / classica quello del "mercenario".  E' quello che quando l'eroe gli pare di aver fatto la sua più grande "fatica" a guidare per 400 km di fila, salta fuori dalla cabinetta puzzolente e un po' unta del cesso dell'autogrill come se fosse casa sua. E' quello che mentre sei smarrita al bancone a capire se i prezzi sono in valuta estera o sei in un mondo parallelo ordina un caffè e si pulisce le mani sporche del panino portato da casa che si è mangiato nell'area esterna. Quello, in senso più classico, che mentre l'eroe racconta della sua battaglia come di una grande impresa, conta quante tacche ha della stessa cosa; "ucciso toro impazzito? Ah sì, capita, spesso spostandosi in campagna..." e altre amenità. Una marcia di 40 km? Per lui è la giornata tipo.   Perché il punto critico, la lezione da comprendere, il passaggio da fare in questa decima tappa e mezzo è il viaggio dell'eroe è il TUO viaggio dell'eroe. Non è detto che lo sia anche per altri. E - in maniera inversa - non è detto che qualcosa che tu trovi facile o banale per altri non sia un viaggio dell'eroe.  Per cui non fare il solito errore: fermati, e rilfetti un po' su questa fase del tuo viaggio. La decima tappa e mezzo, la pausa tecnica. Pensa che forse mentre prendi l'autobus o fai una passeggiata magari c'è qualcuno - lì accanto a te - che sta vivendo la stessa cosa che per te è una banale routine come un viaggio dell'erore, come il proprio viaggio. Una persona che aveva paura di guidare e prende l'auto per la prima volta. Qualcuno che non era mai stato al cinema da solo e staera ce l'ha fatta...  Qualsiasi sia la tua professione o passione, ricordatelo, non tutto quello che per te è ormai "normale" e "scontato" lo è per tutti. Non pensare - se sei una cantante - che tutti sappiamo "appoggiare il fiato alla laringe", c'è gente che neanche sa cos'è, la laringe (ok, lettrici e lettori: sta in gola, brave/i ma poi... che parte è?); se di lavoro esegui analisi statistiche su campioni di farmaci, non pensare che per tutti sia banale calcolare a mente lo scostamento di una gaussiana (per chi volesse approfondire, chiedasi ad IA di riferimento "statistica: analisi degli scostamenti"); se passi le giornate a calcolare detrazioni a carico del coniuge separato ma non divorziato, non pensare che a tutti sia evidente che serve il pagamento tramite metodo riconducibile alla persona e non di terzi; ecc... ecc.. ecc...  Perché alla fine questo è: la tua "normalità" potrebbe essere il viaggio dell'eroe di qualcun altro e il tuo viaggio dell'eroe, per qualcun altro, potrebbe essere banale. Non c'è niente di male, non ti stanno sminuendo se quando dici "ho capito la differenza tra tipi di <> e di <>" ci guardano come a dire "embè? Era ora". Lascia ai camionisti il "lavoro" di fare tutti i giorni la stessa strada e godeti il tuo viaggio ma - durante il tuo viaggio - ricordati che anche tra 10 e 11 ci sono infiniti numeri, per esempio il dieci e mezzo. Non è tutto come l'hai immaginato, non è tutto come ti aspettavi, a volte - anche se ti piacerebbe di no - ti serve proprio una pausa.