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LA METAFORA DEL VIAGGIO: METTI UN GIORNO A ROMA

QUANDO STAZIONE TERMINI DIVENTA UNA PALESTRA DI MENTORING
27/04/2026 • Anna Gigi
LA METAFORA DEL VIAGGIO: METTI UN GIORNO A ROMA

Alla Stazione Termini, ogni giorno, si incrociano centinaia di storie. Alcune iniziano, altre si chiudono, molte semplicemente cambiano direzione. Qualche giorno fa mi trovavo lì, in partenza per tornare a casa, dopo aver superato l’esame del secondo anno per il titolo di “mentore”. Un traguardo importante, raggiunto passo dopo passo, fatto di passione e sacrificio, di studio e di confronto continuo. Non un punto di arrivo definitivo, ma una tappa significativa di un percorso più ampio. Mentre aspettavo il mio treno, ho iniziato a osservare ciò che accadeva intorno a me. La stazione, come spesso accade, si è rivelata una straordinaria metafora della vita e, in particolare, del percorso di mentoring. Ci sono le partenze: momenti in cui si lascia qualcosa alle spalle per andare incontro a nuove sfide. Nel mentoring, sono le fasi in cui si esce dalla propria zona di comfort, si mettono in discussione certezze, si accettano nuovi punti di vista. Ci sono gli arrivi: attimi di incontro, di riconoscimento, di consapevolezza. Sono quei momenti in cui ciò che si è appreso prende forma, diventa esperienza concreta e si traduce in valore per sé e per gli altri. E poi ci sono le attese, spesso sottovalutate. In stazione come nella vita, l’attesa non è mai tempo perso: è uno spazio di preparazione, di riflessione, di maturazione. Anche nel percorso di mentoring, le pause sono fondamentali quanto le azioni. Ma c’è un altro elemento che mi ha colpito, quella mattina: ,. C’è chi viaggia leggero, con uno zaino appena appoggiato sulle spalle, e chi trascina valigie pesanti, piene forse di oggetti, forse di storie. Alcuni bagagli sono ordinati, altri sembrano sul punto di cedere. Alcuni vengono custoditi con attenzione, altri quasi dimenticati accanto a una panchina. Anche nel mentoring arriviamo con un bagaglio: fatto di esperienze, valori, convinzioni, ma anche di paure, aspettative e fragilità. Essere mentore, ho capito, non significa riempire il bagaglio degli altri con le proprie risposte. Significa piuttosto aiutare a riconoscere ciò che già c’è, a fare ordine, a lasciare andare ciò che non serve più e a dare nuovo significato a ciò che si porta con sé. E allo stesso tempo, significa avere il coraggio di guardare anche il proprio bagaglio. Di alleggerirlo quando è necessario, di arricchirlo quando serve, di riconoscere che non è mai definitivo. In quella mattina, a Termini, mi sono resa conto che il mentoring somiglia molto a un viaggio condiviso. Non è solo una questione di destinazioni, ma di come si percorre il tragitto: con attenzione, con ascolto, con la disponibilità a crescere insieme. E così sono tornata a casa con un esame superato, sì. Ma soprattutto con una maggiore consapevolezza del ruolo e della responsabilità che comporta essere mentore: accompagnare, senza sostituirsi; sostenere, senza dirigere; esserci, senza invadere. In fondo, proprio come in una stazione, anche nel mentoring nessuno è mai davvero fermo. Siamo tutti in cammino, ognuno con il proprio ritmo, ma parte di un movimento più grande. E forse il valore più grande di questo percorso è proprio questo: imparare non solo a partire, ma anche a tornare. E, lungo il viaggio, scegliere con cura cosa portare con sé. #Mentoring #CrescitaPersonale #ApprendimentoContinuo #Leadership #Consapevolezza #Viaggio #BagaglioDiEsperienze #Mentori