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Se mio figlio capisse quanto lo amo!

Una piccola riflessione su come riusciamo a trasmettere amore e su cosa ne capisce il destinatario
23/03/2026 • Miles Velain
Se mio figlio capisse quanto lo amo!

Amo tantissimo mio figlio. Ha 12 anni e sta per uscire. Resterò sola in casa. Nelle pareti del mio cuore la crepa della malinconia si allarga un po': presto sarà indipendente, se ne andrà, resterò sola. Ma ricaccio indietro l'ansia, chiamo in aiuto un pensiero positivo, un po' di orgoglio: è stata una fatica, ma guarda che bell'ometto che è! Sorrido e "vieni qui, fatti vedere" gli dico. E siccome lui ha 12 anni, arriva, anche sorridente. (Da quella crepa nel mio cuore sembra sibiliare un sussuro che insinua: "goditelo finché puoi, tra poco finirà"). E allora lo squadro, e comincio: Sistema bene la maglietta. Allaccia le scarpe. Il cellulare è carico? Hai preso la sciarpa? Avvicinati che ti pettino la frangia. Ecc... Potrei andare avanti almeno mezz'ora, perché... Perché lo amo tantissimo e vorrei che sia felice là fuori, vorrei che non gli andasse storto niente, vorrei dargli tutto, le migliori condizioni possibili per essere felice. Ma lui, dall'altro lato, cosa capirà del mio comportamento? Probabilmente 2 cose: A) non si è preparato bene B) là fuori è "complicato e pericoloso" e lui non riesce a pensare a tutto, per cui gli serve l'aiuto della mamma che "ne sa" Be', ma è perché è ancora poco più che un bambino, sicuramente poi crescendo capirà che gli voglio bene e che per me la cosa più importante è che sia felice. Ah sì? Davvero la cosa più importante che è trasmessa in questa scena / dialogo è che sia felice? Di 5 frasi che ho detto 4 riguardavano l'aspetto esteriore. Forse il messaggio che passa è che ciò che conta è come si appare, è essere "in ordine"; ah! "in ordine" quel termine che nemmeno io ho mai capito fino in fondo che volesse dire quando mia madre lo ripeteva a me. Adesso lo capisco mamma, che nel tuo dirmi "l'importante è essere in ordine" (ben vestita, ben pettinata) volevi solo dirmi che ci tenevi a me, che volevi che là fuori io avessi più possibilità possibile di essere felice e che quello era il tuo modo per cercare di fare in modo che fosse così. Suona il campanello perché giù è arrivato Sergio. O Sammy, non ricordo mai i nomi dei suoi compagni di classe. Mio figlio butta lì un "ciao mamma" e scappa via. "Non ti ha nemmeno dato un bacio" sussura il maligno spiffero di quella crepa. Ma non voglio ascoltare quella voce e allora penso all'amore che provo per mio figlio. E' trasportato così che mi sale alla coscienza un altro pensiero: "come si può comunicare l'amore?". Sto seduta un attimo sul divano a rifletterci: per amore mi "preoccupo" di un sacco di cose materiali, ma - così facendo - rischio che passi il messaggio che sono importanti quelle, non l'amore. Suona la musichetta infantile della lavatrice. Ah già, le lenzuola e il cotone, basta con le fantasticherie che le cose non si tengono a posto da sole. Amare tantissimo qualcuno - penso - è anche questo: curare che sia tutto in ordine e pulito. "Però diglielo ogni tanto che l'importante non è proprio quello ma quello che significa" conclude la vocina dentro di me che prima stava riflettendo. Apro il cestello... Ahhh... Che odore! Ecco ho dimenticato di nuovo l'ammorbidente! Non sono la mamma perfetta, ma amo tantissimo mio figlio.